Ara mateix


Cridem qui som i que tothom ho escolti.
I en acabat, que cadascú es vesteixi
com bonament li plagui, i via fora!,
que tot està per fer i tot és possible.


Miquel Martí i Pol

miércoles, 13 de agosto de 2014

JEAN-PAUL SARTRE Y LA EMOCIÓN

"LA EMOCIÓN NO ES UN ACCIDENTE, ES UN MODO DE EXISTENCIA DE LA CONCIENCIA. UNA DE LAS MANERAS COMO LA CONCIENCIA COMPRENDE SU SER EN EL MUNDO. DE UN SOLO GOLPE LA EMOCIÓN SE ARRANCA A SÍ MISMA, SE TRASCIENDE. Y NO ES ASÍ UN EPISODIO BANAL DE NUESTRA VIDA, SINO UNA INTUICIÓN DE LO ABSOLUTO.
EL HOMBRE ES UN BRUJO PARA EL HOMBRE Y EL MUNDO ES, ANTE TODO, MÁGICO".
JEAN-PAUL SARTRE.

martes, 12 de agosto de 2014

El pecho desnudo - Italo Calvino



Il seno nudo

Il signor Palomar cammina lungo una spiaggia solitaria. Incontra rari bagnanti. Una giovane donna è distesa sull'arena prendendo il sole a seno nudo. Palomar, uomo discreto, volge lo sguardo all'orizzonte marino. Sa che in simili circostanze, all'avvicinarsi d'uno sconosciuto, spesso le donne s'affrettano a coprirsi, e questo gli pare non bello: perché è molesto per la bagnante che prendeva il sole tranquilla; perché l'uomo che passa si sente un disturbatore; perché il tabù della nudità viene implicitamente  confermato; perché le convenzioni rispettate a metà propagano insicurezza e incoerenza nel comportamento anziché libertà e franchezza.
Perciò egli, appena vede profilarsi da lontano la nuvola bronzeo-rosea d'un torso nudo femminile, s'affretta ad atteggiare il capo in modo che la traiettoria dello sguardo resti sospesa nel vuoto e garantisca del suo civile rispetto per la frontiera invisibile che circonda le persone. Però, - pensa andando avanti e, non appena l'orizzonte è sgombro, riprendendo il libero movimento del bulbo oculare - io, così facendo, ostento un rifiuto a vedere, cioè anch'io finisco per rafforzare la convenzione che ritiene illecita la vista del seno, ossia istituisco una specie di reggipetto mentale sospeso tra i miei occhi e quel petto che, dal barbaglio che me ne è giunto sui confini del mio campo visivo, m'è  parso fresco e piacevole alla vista. Insomma, il mio non guardare presuppone che io sto pensando a quella nudità, me ne preoccupo, e questo è in fondo ancora un atteggiamento indiscreto e retrivo. Ritornando dalla sua passeggiata, Palomar ripassa davanti a quella bagnante, e questa volta tiene lo sguardo fisso davanti a sé, in modo che esso sfiori con equanime uniformità la schiuma delle onde che si ritraggono, gli scafi delle barche tirate in secco, il lenzuolo di spugna steso sull'arena, la ricolma luna di pelle più chiara con l'alone bruno del capezzolo, il profilo della costa nella foschia, grigia contro il cielo. Ecco, - riflette, soddisfatto di se stesso, proseguendo il cammino, - sono riuscito a far sì che il seno fosse assorbito completamente dal paesaggio, e che anche il mio sguardo non pesasse più che lo sguardo d'un gabbiano o d'un nasello.
Ma sarà proprio giusto, fare così? -  riflette ancora, - o non è un appiattire la persona umana al livello delle cose, considerarla un oggetto, e quel che è peggio, considerare oggetto ciò che nella persona è specifico del sesso femminile? Non sto forse perpetuando la vecchia abitudine della supremazia maschile, incallita con gli anni in un'insolenza abitudinaria?

Si volta e ritorna sui suoi passi. Ora, nel far scorrere il suo sguardo sulla spiaggia con oggettività imparziale, fa in modo che, appena il petto della donna entra nel suo campo visivo, si noti una discontinuità, uno scarto, quasi un guizzo. Lo sguardo avanza fino a sfiorare la pelle tesa, si ritrae, come apprezzando con un lieve trasalimento la diversa consistenza della visione e lo speciale valore che essa acquista, e per un momento si tiene a mezz'aria, descrivendo una curva che accompagna il rilievo del seno da una certa distanza, elusivamente ma anche  protettivamente, per poi riprendere il suo corso come niente fosse stato. Così credo che la mia posizione risulti ben chiara, - pensa Palomar, - senza malintesi possibili. Però questo sorvolare dello sguardo non potrebbe in fin dei conti essere inteso come un atteggiamento di superiorità, una sottovalutazione di ciò che un seno è e significa, un tenerlo in qualche modo in disparte, in margine o tra parentesi? Ecco che ancora sto tornando a relegare il seno nella penombra in cui l'hanno tenuto secoli di pudibonderia sessuomaniaca e di concupiscenza come peccato... Una tale interpretazione va contro alle migliori intenzioni di Palomar, che pur appartenendo a una generazione matura, per cui la nudità del petto femminile s'associava all'idea d'un'intimità amorosa, tuttavia saluta con favore questo cambiamento nei costumi, sia per ciò che esso significa come riflesso d'una mentalità più aperta nella società,  sia in quanto una tale vista in particolare gli riesce gradita. E' quest'incoraggiamento disinteressato che egli vorrebbe riuscire a esprimere nel suo sguardo.
Fa dietro-front. A passi decisi muove ancora verso la donna sdraiata al sole. Ora il suo sguardo, lambendo volubilmente il paesaggio, si soffermerà sul seno con uno speciale riguardo, ma s'affretterà a coinvolgerlo in uno slancio di benevolenza e gratitudine per il tutto, per il sole e il cielo, per i pini ricurvi e la duna e l'arena e gli scogli e le nuvole e le alghe, per il cosmo che ruota intorno a quelle cuspidi aureolate.
Questo dovrebbe bastare a tranquillizzare definitivamente la bagnante solitaria e a sgombrare il campo da illazioni fuorvianti. Ma appena lui torna ad avvicinarsi, ecco che lei s'alza di scatto, si ricopre, sbuffa, s'allontana con scrollate  infastidite delle spalle come sfuggisse alle insistenze moleste d'un satiro.
Il peso morto d'una tradizione di malcostume impedisce d'apprezzare nel loro giusto merito le intenzioni più illuminate, conclude amaramente Palomar.

 Italo Calvino



El señor Palomar camina por una playa solitaria. Encuentra unos pocos bañistas. Una joven tendida en la arena toma el sol con el pecho descubierto. Palomar, hombre discreto, vuelve la mirada hacia el horizonte marino. Sabe que en circunstancias análogas, al acercarse un desconocido, las mujeres se apresuran a cubrirse, y eso no le parece bien: porque es molesto para la bañista que tomaba el sol tranquila; porque el hombre que pasa se siente inoportuno; porque el tabú de la desnudez queda implícitamente confirmado; porque las convenciones respetadas a medias propagan la inseguridad e incoherencia en el comportamiento, en vez de libertad y franqueza. Por eso, apenas ve perfilarse desde lejos la nube rosa-bronceado de un torso desnudo de mujer, se apresura a orientar la cabeza de modo que la trayectoria de la mirada quede suspendida en el vacío y garantice su cortés respeto por la frontera invisible que circunda las personas. Pero -piensa mientras sigue andando y, apenas el horizonte se despeja, recuperando el libre movimiento del globo ocular- yo, al proceder así, manifiesto una negativa a ver, es decir, termino también por reforzar la convención que considera ilícita la vista de los senos, o sea, instituyo una especie de corpiño mental suspendido entre mis ojos y ese pecho que, por el vislumbre que de él me ha llegado desde los límites de mi campo visual, me parece fresco y agradable de ver.
En una palabra, mi no mirar presupone que estoy pensando en esa desnudez que me preocupa; ésta sigue siendo en el fondo una actitud indiscreta y retrógrada.De regreso, Palomar vuelve a pasar delante de la bañista, y esta vez mantiene la mirada fija adelante, de modo de rozar con ecuánime uniformidad la espuma de las olas que se retraen, los cascos de las barcas varadas, la toalla extendida en la arena, la henchida luna de piel más clara con el halo moreno del pezón, el perfil de la costa en la calina, gris contra el cielo. Sí -reflexiona, satisfecho de sí mismo, prosiguiendo el camino-, he conseguido que los senos quedaran absorbidos completamente por el paisaje, y que mi mirada no pesara más que la mirada de una gaviota o de una merluza. ¿Pero será justo proceder así? -sigue reflexionando-. ¿No es aplastar la persona humana al nivel de las cosas, considerarla un objeto, y lo que es peor, considerar objeto aquello que en la persona es específico del sexo femenino? ¿No estoy, quizá, perpetuando la vieja costumbre de la supremacía masculina, encallecida con los años en insolencia rutinaria? Gira y vuelve sobre sus pasos. Ahora, al desliza su mirada por la playa con objetividad imparcial, hace de modo que, apenas el pecho de la mujer entra en su campo visual, se note una discontinuidad, una desviación, casi un brinco. La mirada avanza hasta rozar la piel tensa, se retrae,
como apreciando con un leve sobresalto la diversa consistencia de la visión y el valor especial que adquiere, y por un momento se mantiene en mitad del aire, describiendo una curva que acompaña el relieve de los senos desde cierta distancia, elusiva, pero también protectora, para reanudar después su curso como si no hubiera pasado nada. Creo que así mi posición resulta bastante clara -piensa Palomar-, sin malentendidos posibles. ¿Pero este sobrevolar de la mirada no podría al fin de cuentas entenderse como una actitud de superioridad, una depreciación de lo que los senos son y significan, un ponerlos en cierto modo aparte, al margen o entre paréntesis? Resulta que ahora vuelvo a relegar los senos a la penumbra
donde los han mantenido siglos de pudibundez sexomaníaca y de concupiscencia como pecado...
Tal interpretación va contra las mejores intenciones de Palomar que, pese a pertenecer a la generación madura para la cual la desnudez del pecho femenino iba asociada a la idea de intimidad amorosa, acoge sin embargo favorablemente este cambio en las costumbres, sea por lo que ello significa como reflejo de una mentalidad más abierta de la sociedad, sea porque esa visión en particular le resulta agradable. Este estímulo desinteresado es lo que desearía llegar a expresar con su mirada. Da media vuelta. Con paso resuelto avanza una vez más hacia la mujer tendida al sol. Ahora su mirada, rozando volublemente el paisaje, se detendrá en los senos con cuidado especial, pero se apresurará a integrarlos en un impulso de benevolencia y de gratitud por todo, por el sol y el cielo, por los pinos encorvados y la duna y la arena y los escollos y las nubes y las algas, por el cosmos que gira en torno a esas cúspides nimbadas. Esto tendría que bastar para tranquilizar definitivamente a la bañista solitaria y para despejar el terreno de inferencias desviantes. Pero apenas vuelve a acercarse, ella se incorpora de golpe, se cubre, resopla, se aleja encogiéndose de hombros con fastidio como si huyese de la insistencia molesta de un sátiro. El peso muerto de una tradición de prejuicios impide apreciar en su justo mérito la intenciones más esclarecidas, concluye amargamente Palomar.

Italo Calvino



Enlaces
A vueltas con el topless

Como un viejo juglar en Cerro Negro - Javier Suarez



Como un viejo juglar en Cerro Negro
fue leyendo sus versos en la calle
y debo agradecerle yo el detalle
y decirle a Pedro Atienza que me alegro.
.
Me impactó su voz y sus derribos
la caja, el saxo y la guitarra,
oír entre cascotes tanta garra,
un balsámico ritual para los vivos.
.
Pues me alegro de que Pedro y Julio Saura
sean dos nuevas fumarolas en el cabo
y nos deleiten compartiendo tan buen aura.
.
Si debes huir del mundo ve a Las Negras
con su mar, junto a un volcán omnipresente
y verás, que allí con ellos, tú te alegras.

 Javier Suarez



http://extrangis.blogspot.com.es/2011/04/de-las-negras-la-cala-de-san-pedro.html

Baca i Garriga, El cine amateur de calidad.

''JAN'' BACA y ''TONI'' GARRIGA forman uno de los tándems más prestigiosos y premiados en el terreno del cine no profesional e independiente de la península ibérica.

El arte no es exclusivo de los profesionales que viven o intentan vivir de sus obras, muchas personas se expresan artísticamente de forma amateur, unos con la intención de profesionalizarse, otros solo por el placer de expresarse a través de sus obras.

Existe un gran movimiento de cine   amateur, que en un principio trabajaban  con formatos de8mm, Súper 8mm o 16 mm y en la actualidad se ha simplificado con la producción digital . A diferencia de una creación mas individual en otras artes como la pintura, fotografía, escultura o escritura, en el audiovisual es necesario animar y buscar la colaboración de otras personas para realizar sus obras, debido al carácter industrial delcine.


JOAN  BACA I PERICOT (Terrassa 03.09.1934), de profesión Arquitecto y ANTONI GARRIGA I GIMFERRER(Barcelona 22.07.1933) perito industrial, conforman la pareja más prolífica y galardonada del cine no profesional catalán y del español. Bajo el sello Pinchus Films han rodado desde 1965 más de sesenta obras y han obtenido en el concurso anual de la Unió Internacionalde Cinema Amateur (UNICA) 17 medallas de oro y 10 de plata, además de los tantísimos premios recibidos en certámenes locales, regionales, nacionales, estatales e internacionales.
Entrega de la medalla UNICA a Jan Baca,
En pleno franquismo se atrevieron  a coger una cámara y asumir todos los riesgos de actuar al margen de permisos, autorizaciones y censuras para filmar libremente la sociedad que tenía a su alrededor con la única guía de su sensibilidad. Sus obras con un claro contenido político, son un acicate constante en la lucha por la libertad de expresión y contra el franquismo, profundizando en temas como la ecología o las relaciones humanas.


Habitat (Jan Baca & Toni Garriga, 1971) 



Han realizado cine de animación, documental y especialmente de ficción, a veces con adaptaciones pero a menudo con tramas propias, En el campo de la animación lhan alternado diversos estilos y técnicas: recortables, pintura sobre película, collage, animación tradicional.


Juntos ha rodado más de sesenta películas, muchas de ellas reconocidas internacionalmente, a  lo largo de su dilatada obra han conseguido hacer un cine de calidad, sin la capacidad de utilizar la mayoria de los medios profesinales para relizar sus obras, que bien podría proyectarse en salas comerciales con un asegurado deleite del público.

Filmografia
1968 MATERNASIS Baca, Jan & Toni Garriga ESP 16
 1970 SEX Baca, Jan ESP 16
1971 HABITAT Baca, Jan & Toni Garriga ESP DV 8
1972 L'HOME DE LA POMA Baca, Jan & Toni Garriga ESP DV 8
1974 LA PORTA Baca, Jan & Toni Garriga ESP S8
1974 BLANC Y NEGRE Baca, Jan & Toni Garriga ESP 16
1975 ELS CAVALLS DE LA NIT Baca, Jan & Toni Garriga ESP
1977 LA FRONTERA Baca, Jan & Toni Garriga ESP 16
1978 BOOUM Baca, Jan & Toni Garriga ESP 16
1978 BOOUM Baca, Jan & Toni Garriga ESP DV B
1979 ENTRE SILENCIS Baca, Jan & Toni Garriga ESP 16
1979 PORTRAIT - RETRAT Baca, Jan & Toni Garriga ESP 16
1979 RETRAT - PORTRAIT (#244) Baca, Jan & Toni Garriga ESP DV
1980 LA CURSA Baca, Jan & Toni Garriga ESP DV
1981 CINC FIGURES Baca, Jan & Toni Garriga ESP DV
1982 CRUÏLLES Baca, Jan & Toni Garriga ESP 16
1983 MIRATGES Baca, Jan & Toni Garriga ESP 16
1984 NAUFRAGI Baca, Jan & Toni Garriga ESP 16
1985 EXTERIOR DIA, INTERIOR NIT - OUTSIDE LIGHT, INSIDE DARKNESS Baca, Jan & Toni Garriga ESP 16
1985 ENTRE QUATRE PARETS Baca, Jan & Toni Garriga ESP
1989 CADELL BLUES Almogavers, Els ESP DV
1989 UN CASAMENT Almogavers Els ESP 16
1992 ACCIDENT - UNFALL Huston, Sirk & Co. ESP S-VHS
1994 DIES DE GUERRA Troia, C. de ESP VHS
1996 UNA DONA - A WOMAN Jules & Jim ESP S-VHS
1997 ASSAIG Mastervideo ESP VHS
1997 COMO ESCRIBIR CARTAS DE AMOR - HOW TO WRITE LOVE LETTERS Licanthrop Ltd. ESP VHS
1999 DEL COSTAT DE L'OMBRA - OUT OF THE SHADOW Wizard of Oz ESP VHS
2001 DANCING Let's do it ESP VHS
2002 UN TOC DE GRIS Thelma & Louise ESP
2003 LES GERMANES Davis & Crawford ESP
2004 VEÍNES (NEIGHBOURS) Sunset Boulevard ESP
2006 DARRERA LA PORTA (BEHIND THE DOOR) Els Últims Dinosaures
2008 SOTA LA PLUJA (IN THE RAIN) Auld Lang Syne ESP
2009 HIJAB (HEADSCARF) The LUMETICS ESP DVD

2011 NOCTURN End of the road ESP DVD 

Fuentes
http://elpais.com/diario/1983/08/07/cultura/429055209_850215.html
http://dublin.cervantes.es/FichasCultura/Ficha50044_16_1.htm
http://artedegaleria.blogspot.com.es/2012/01/jan-baca-un-artista-polifacetico-que.html



lunes, 11 de agosto de 2014

tiéndeme - Txema Anguera



Foto: Eduardo Herrador Sánchez

tiéndeme en la misma cuerda
en la que aireas tus sábanas de mariposas.
entre tus braguitas verdes empapadas de rocío
y la sudorosa funda de tu almohada de plumas.
sécame al olor de tu sal,
al sol de tu aliento.

Txema Anguera

https://www.facebook.com/txanguera

Enlaces

Homenaje. - Txema Anguera

viernes, 1 de agosto de 2014

(MADAME (NINGÚ SABIA EL SEU NOM)) - Lluis Llach.

Foto. ABC.es

Ningú sap el seu nom,
tothom li deia la "Madame".
Rodona com una nou,
estirada i suant,
a la platja amb el seu mallot
que va comprar a "Samaritan".
Turista a la planxa
amb oli, sorra i sal.

I els nois que per la platja
la senten dolça roncar,
amb aires de coqueta,
amant de qualsevol amant,
l'envolten i li canten,
el cor li fan esvalotar,
arrugues que s'amaguen
divises a guanyar.

- Oh, que esvelta i maca
que està avui, "Madame",
sembla una sirena sortida del mar,
quins cabells més ben tintats que duu "Madame".

I ella res comprèn,
ensenya una dent,
riu, riu i res no diu.

- Quina panxa més rodona té "Madame",
les arrugues són gentils i sensuals,
per poc preu seria el vostre amant "Madame".

I ella res comprèn,
ensenya una dent,
riu, riu i res no diu.

- I te n'aniràs a França.
maleta plena de records,
barrets i castanyoles, conyacs i mocadors,
enveja de veïnes que no han tingut la sort
d'anar a terres fadrines i comprar una cançó.. 

Letra i Música
Lluís Llach





MADAME (NADIE SABÍA SU NOMBRE)


Nadie sabía su nombre
se le conocía por la “Madame”.
Redonda como una nuez,
alargada y sudorosa
en la playa con su maillot
que se compró en “Samaritan”.
Turista a la plancha
con aceite, arena y sal.

Y los chicos que en la playa
la oyen dulce roncar
con aires de coqueta,
amante de cualquier amante,
la rodean y le cantan
le alborotan el corazón;
arrugas que se esconden,
ganancia de divisas.

- Oh, qué esbelta y hermosa
 está hoy, “Madame”,
como una sirena surgida del mar.
Qué tinte tan hermoso
de cabellos luce hoy, “Madame”.

 Ella no entiende nada,
enseña un diente
y se ríe, se ríe sin decir nada.

- Qué vientre más redondo tiene,
“Madame”,
las arrugas son gentiles y sensuales,
por poco dinero yo sería su amante,
“Madame”,

Ella no entiende nada,
enseña un diente,
y ser ríe, ríe sin decir nada.

Regresarás a Francia,
la maleta cargada de recuerdos:
sombreros y castañuelas, pañuelos
y cognacs,
envidia de vecinas que no han
 tenido la suerte
 de ir a tierras sin heredar
y comprar una canción.


Letra y Música
Lluís Llach

Edición
1972
Discografía
Com un arbre nu (1972)
Lluís Llach a l'Olympia (1973)
Ara, 25 anys en directe (1992


Fina Miralles artista de la naturaleza.

Fina Miralles Nobell (Sabadell, Barcelona; 27 de septiembre de 1950)  Artista plástica que ha trabajado con todo tipo de medios: pasando de la pintura en el arte conceptual y performances.
Cursó sus estudios en la Facultad de Bellas Artes de la Universidad de Barcelona, ha tenido una extensa trayectoria en el ámbito cultural nacional e internacional. Fina Miralles recibió una formación artística tradicional, en su primera etapa tuvo una necesidad de dejar de lado el academicismo para buscar nuevos medios de expresión artística.

La obra de Fina Miralles está vinculada con la naturaleza y con la dicotomía entre lo natural y lo artificial. Trabaja dentro del propio entorno natural, emplea los materiales de la naturaleza sin ninguna transformación esteticista, de manera que se dé una equivalencia entre propiedades físicas del material y su valor plástico. En esta línea son destacables sus obras Naturaleza muerta, Naturalezas Naturales y Traslaciones (1974) y Relaciones (1975).
Esta época se define por varias proposiciones:
  • Mostrar únicamente su materia
  • Las materias no deben sufris alteraciones
  • Poner en evidencia que son naturales
  • Acentuar su existencia fisica desposeyendoles de su caracter de objetos
  • Mostrar que el valor material puede sustituir al formal.
Otra característica de esta época, en  algunas obras consiste en  tratar de establecer relaciones entre el arte conceptual y la tradición popular catalana. Como dice el artista : "el arte debe volver a estar junto al pueblo (...) aunque esto nos suene demagógico es la única salida, si el arte quiere tomar parte en la reestructuración de los conceptos más básicos de nuestra sociedad. " En esta tesitura tiene piezas como Costumari català (1974)


Con la transición española  la obra de Fina Miralles está más relacionada con las problemáticas sociales del momento. Fruto de un período histórico convulso, la obra de Miralles cobra una carga política mucho más pronunciada, reflexionando en torno a los poderes totalitarios, las estructuras sociales patriarcales, la muerte o la violencia. De este periodo son representativas las obras Triángulo de poder y muerte (1976) o Triángulo sobre cuadrado (1977)
A finales de la década de los 70, profundiza su obra en la pintura de una manera poco ortodoxa, muy vinculada a su trayectoria conceptual anterior. Trabaja con el cuadro más como objeto que como imagen, empleando recursos como el ensamblaje o el trabajo con el propio soporte, haciendo que la tela o el bastidor sean más significativos que la representación. En esta línea es destacable la pieza Paisaje (1979), expuesta en la Fundación Miró .
A partir de 1983 la pintura de Miralles se vuelve más figurativa, revisando temas clásicos de la pintura como el paisaje y el retrato. Realiza numerosos viajes y, finalmente, abandona el mundo del arte profesional, tomando la pintura como una cuestión vivencial, al margen del mercado y los circuitos institucionales


Después de abandonar el mundo profesional del arte y viaja por América Latina y Francia. Se instala definitivamente en Cadaqués (Girona) en 1999.

Exposiciones Individuales

  • Sensitiveland, llibreria Platón (Barcelona, 1972)
  • Naturaleses Naturals, Sala Vinçon (Barcelona, 1973)
  • Translacions, Associació del personal de la Caixa de Pensions (Barcelona, 1974)
  • Sala Tres (Sabadell, 1974)
  • Imatges del zoo, Sala Vinçon (Barcelona, 1974)
  • Relacions, Sala Tres (Sabadell, 1975)
  • Triangle, Museu Municipal (Mataró, 1976)
  • Emmascarats (Barcelona, 1976)
  • Triangle sobre quadrat, galeria 3 i 5 (Girona, 1977)
  • Matances, galeria Gaetan (Ginebra, 1977) i galeria G (Barcelona, 1977)
  • Paisatge, Espai 13, Fundació Joan Miró (Barcelona, 1979)
  • Fragments, galeria 491 (Barcelona, 1980)
  • Doblec d'ona, Exzema (Sabadell, 1981)
  • En l'aire, Sala Metrònom (Barcelona, 1982)
  • A l'espai, Galeria Joan Prats (Barcelona, 1983)
  • Itinerari de la terra a l'aigua, Galeria Cadaqués (Cadaqués, 1983)
  • Paisatge i retrat, Galeria Central (Sabadell, 1991)
  • Floréal, Galerie Serge Fourchon (Luc sur Mer, 1993)
  • La línia és l'excusa per donar vida al buit, galeria Nova Tres (Sabadell, 1995)
  • Les formes del vent, galeria Nova Tres (Sabadell, 1996)
  • De les idees a la vida, museu d'art (2001, Sabadell)

Exposiciones Colectivas

  • Natura Morta, Primera Mostra d'Art Actual (l'Hospitalet de Llobregat, 1972)
  • Mar, cel i Terra, Sala Vinçon (Barcelona, 1973)
  • Fruits de pedra, noves tendències d'art, FAD (Barcelona, 1974)
  • L'arbre, Valors actuals del costumari català en les arts plàstiques (Itinerant a Catalunya, 1975)
  • Taula de terra i petjades. L'objecte, Fundació Joan Miró (Barcelona, 1976)
  • Tres esquemes de mort artificial, 10ª Biennal de París, Palais de Tokio (París, 1977) i 54ª Biennal de Venècia, 1978
  • Fragments, Muestra de Arte Conceptual (Eivissa, 1979)
  • Camí i festa de la lletra, galeria Eude (Barcelona, 1979)
  • Homenatge a Picasso, Antic Hospital de la Santa Creu (Barcelona, 1981), Arco '82, galeria Joan Prats (Madrid, 1982)
  • Mostra d'art contemporani català (Toronto i Boston, 1982)
  • Expositia Artisti Catalani, galeria Caminui Artei (Bucarest, 1982)
  • Idees i Actituds entorn de l'art conceptual a Catalunya 1964-1980, Centre d'Art Santa Mònica (Barcelona, 1992), Col·lecció MACBA (Barcelona, 1997)

Fuentes:






La modernidad adosó un squash... Manuel Vázquez Montalbán




La modernidad adosó un squash...

La modernidad adosó un squash
al viejo panteón de Trotski
su matadero
es ahora un museo esquina Viena
Morelos
Coyoacán México Distrito Federal

de espaldas a la Historia
los jugadores de squash pelean
contra la edad y los excesos
de grasa en la sangre y en los ojos
ajenos

la pelota pájaro loco en su jaula
de paredes crueles no tiene escapatoria
furia de verdugos que pretenden
envejecer con dignidad
la dignidad de Trotski la puso el asesino
borrón y cuenta nueva de un hijo de sierva
contra el señorito hegeliano pintor
de ejércitos rojos por más señas

salta la pelota hasta reventar
entonces el músculo duerme la ambición descansa
los jugadores beben ambrosías de coca cola
y seven up

cerca
las cenizas de Trotski y Natalia Sedova
entre arrayanes mirtáceos y flores carnales
de su jardín de aroma insuficiente
se suman en el doble fracaso del amor
y la Historia

los jugadores de squash vuelven a su casa
hacen el amor mienten a sus espejos
la esperanza de un pantalón más estrecho
escaparates del Barrio Rosa
unisex y sin edad

Manuel Vázquez Montalbán



Enlaces:

Manolete - Pedro Garfias

 

Manolete







  ,

Andar es muy fácil.
Lo difícil es andar sin premura.
Pasear por el miedo del ruedo
grave y con figura.

Cuando un cordobés es torero
su capa es la túnica.

Esencia y decencia:
las dos cosas juntas.

¿Quién ha visto, si no es entre sueños,
la estatua segura,
arriscada de gracia, de arte y de celo,
crispada de angustia,
caminar paso a paso, despacio,
buscándole sitio a su tumba?


Pedro Garfias

Mahmud Darwish - No conozco a la persona extraña



لا أعرف الشخصَ الغريبَ



لا أعرف الشخصَ الغريبَ ولا مآثرهُ 

رأيتُ جِنازةً فمشيت خلف النعش، 

مثل الآخرين مطأطئ الرأس احتراماً. لم 

أجد سبباً لأسأل: مَنْ هُو الشخصُ الغريبُ؟ 
وأين عاش، وكيف مات فإن أسباب 
الوفاة كثيرةٌ من بينها وجع الحياة 
سألتُ نفسي: هل يرانا أم يرى 
عَدَماً ويأسفُ للنهاية؟ كنت أعلم أنه 
لن يفتح النَّعشَ المُغَطَّى بالبنفسج كي 
يُودِّعَنا ويشكرنا ويهمسَ بالحقيقة 
( ما الحقيقة؟) 
رُبَّما هُوَ مثلنا في هذه 
الساعات يطوي ظلَّهُ. لكنَّهُ هُوَ وحده 
الشخصُ الذي لم يَبْكِ في هذا الصباح، 
ولم يَرَ الموت المحلِّقَ فوقنا كالصقر 
فاًحياء هم أَبناءُ عَمِّ الموت، والموتى 
نيام هادئون وهادئون وهادئون ولم 
أَجد سبباً لأسأل: من هو الشخص 
الغريب وما اسمه؟ لا برق 
يلمع في اسمه والسائرون وراءه 
عشرون شخصاً ما عداي ( أنا سواي) 
وتُهْتُ في قلبي على باب الكنيسة: 
ربما هو كاتبٌ أو عاملٌ أو لاجئٌ 
أو سارقٌ، أو قاتلٌ ... لا فرق، 
فالموتى سواسِيَةٌ أمام الموت .. لا يتكلمون 
وربما لا يحلمون . 
وقد تكون جنازةُ الشخصِ الغريب جنازتي 
لكنَّ أَمراً ما إلهياً يُؤَجِّلُها 
لأسبابٍ عديدةْ 
من بينها: خطأ كبير في القصيدة

محمود درويش



No conozco a la persona extraña...
+ Ni sus hazañas...
+ Vi un funeral y camine detrás del ataúd...+
Como los demás...
+ Inclinando la cabeza...
+ respetuosamente...+
No encontré un motivo para preguntar:+
¿Quién es la persona extraña...?+
Donde vivió...+ ..
y como murió...+
Y de verdad que las causas de muerte son muchas...
+ Entre ellas...+
...el dolor de la vida.
+ Me pregunte:
+ ¿Acaso él nos ve, o ve un vacio y se entristece por el final?+
Sabía... que él no abriría el ataúd cubierto de violetas...+
para despedirse de nosotros... y agradecernos...
+ y susurrar la verdad.+
¿Cuál es la verdad?+
Tal vez el esta como nosotros en estas horas...
 doblando su sombra...+
Pero él...
+ el es la única persona que no lloro en esta mañana.
+ Y no vio la muerte volando sobre nosotros como un águila+
Los vivos...ellos son hijos de la muerte...
+ y los muertos están dormidos tranquilos y tranquilos...
+ Y no encontré un motivo para preguntar:
+ ¿Quién es la persona extraña...y cuál es su nombre?
+ No hay relámpago que brille en su nombre...+
Los que caminan atrás de el son veinte personas en las cuales yo me cuento.+
Y me perdí en mi corazón ante la puerta de la iglesia...
+ Quizá... el es un escritor...
+o un trabajador...+
o un fugitivo...
+ o un ladrón...
+ o un asesino...
+ No hay diferencia,+
los muertos son todos iguales ante la muerte...
+ no hablan... y quizá...no sueñan...+
Tal vez... el funeral de la persona extraña es mi funeral...+
pero es un asunto de Dios que lo posponga...
por numerosas razones...
+ De entre ellas:
+ Un gran error en el poema!!!+